Il regime forfettario e la crescita dell’impresa

Siamo arrivati all’ultima parte della disamina del regime forfettario. Dopo avervi dato un’infarinata di base sulle caratteristiche del regime ordinario (qui il link: https://bit.ly/32Qc3VS ), oggi voglio provare a rispondere alla domanda con la quale ho chiuso lo scorso articolo: perché il regime forfettario rappresenta una limitazione alla crescita dell’impresa?

Il regime forfettario e la crescita d’impresa.

Il regime forfettario, come illustrato, presenta delle limitazioni di accesso e permanenza, vale a dire il limite per i ricavi annui fissato a € 65.000 ed i limiti di spese per lavoro dipendente annue e valore dei beni strumentali € 20.000.

Conseguire un massimo di ricavi pari a € 65.000 annui, corrispondono a ricavi pari a € 5.415 mensili massimi, vi sembrano molti? A questi vanno comunque sottratti i costi da sostenere per lo svolgimento dell’attività d’impresa, per citarne solo uno: i contributi previdenziali.

Credo sia di facile intuizione il motivo per il quale il regime forfettario sia quasi ostativo alla crescita dell’impresa.

Come può un imprenditore pensare di poter spendere solamente € 20.000 all’anno per il personale dipendente?

Il lavoratore dipendente è parte integrante dell’organigramma dell’impresa perché sarà l’imprenditore a dover sopperire all’assenza di questi ultimi. Come può un imprenditore sviluppare la sua idea di impresa se deve anche occuparsi della produzione, piuttosto che dell’aspetto contabile, della gestione del magazzino.. Come si può pretendere di poter fare impresa, se non si può delegare, perché il regime fiscale impedisce di spendere più di € 20.000 all’anno per il personale dipendente? Il lavoratore dipendente motivato e non dato per scontato rappresenta un valore aggiunto per l’impresa e non solamente una becera voce di costo, investite tempo nella selezione e formazione del personale. Trasmettete la passione e l’impegno per quello che fate e non potrete più fare a meno dei vostri collaboratori.

I beni strumentali

I beni strumentali, per chi non lo sapesse, rappresentano i beni che vengono impiegati durevolmente nel ciclo di produzione dell’impresa. Ad esempio: per un ristorante un bene strumentale è sicuramente il frigorifero. Il frigorifero ha un costo di € 1.500. Questo frigorifero verrà utilizzato per molto tempo all’interno del ristorante e pertanto il legislatore, all’art 2426 n.2 Cod. Civ. attraverso l’istituto dell’ammortamento, stabilisce che “il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di utilizzazione “.

Il procedimento di ammortamento, insieme ad altri istituti, fa parte delle scritture di assestamento, cioè delle rilevazioni contabili che andranno poi a confluire nel bilancio di esercizio.

Aderendo al regime forfettario, tutto questo non accade. Il frigorifero non concorre alla formazione del reddito d’impresa (sì, anche se è un costo, il frigorifero è un bene la cui utilità non si esaurisce con un solo utilizzo, è pertanto un’immobilizzazione), perché quello che viene a determinarsi con il regime forfettario, applicando i coefficienti di redditività, rappresenta esclusivamente un reddito imponibile ai fini fiscali, che non tiene conto delle dinamiche dell’impresa.

Il forfettario non è da demonizzare.

Illustrato cosa non potete fare aderendo al regime forfettario, occorre comunque considerare che le asserzioni in ambito fiscale non possono valere per tutti indiscriminatamente.

Quanto affermato in tema di costo del lavoro e valore dei beni strumentali è valido per chi ha intenzione di svolgere un’attività per la quale sono richiesti investimenti in tal senso. Non ha senso considerare il costo del lavoro per soggetti che non si avvalgono di collaboratori, oppure non hanno necessità di investire ingenti somme in beni strumentali, in buona sostanza il regime forfettario risulta ideale per chi svolge un’attività da libero professionista o freelance, in quanto i contributi previdenziali (la spesa che generalmente è maggiormente impattante sui lavoratori autonomi) sono comunque deducibili dal reddito e consente inoltre un considerevole risparmio d’imposta per i primi cinque anni di attività.

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