Un raffronto con il regime di contabilità ordinaria.

La settimana scorsa ho introdotto il regime forfettario nei suoi aspetti generali, qui il link: https://bit.ly/33L3bRg lasciando aperto un interrogativo: conviene adottare il regime forfettario?

Per rispondere a questa domanda occorre fare uno step ulteriore e conoscere l’antitesi del regime forfettario, vale a dire il regime di contabilità ordinaria.

Il regime di contabilità ordinaria.

Con il termine contabilità ordinaria si indica il regime contabile d’impresa di default. Sarà il professionista incaricato di aprire la posizione Iva indicare la scelta a favore del regime forfettario oppure non operando alcuna scelta, decidere di aderire al regime ordinario.

Attenzione: il regime fiscale non è per sempre ma è possibile modificarlo nel corso della vita dell’impresa. Ad esempio, il cambio può avvenire o in sede di Dichiarazione Iva, oppure attraverso il comportamento concludente.

Il regime di contabilità ordinaria è obbligatorio quando lo impone la natura giuridica dell’ente (società di capitali per quel che rileva ai fini di questa disamina) e nel caso in cui il contribuente consegua ricavi superiori a € 400.000, se viene svolta un’attività di prestazione di servizi, oppure €700.000 in tutti gli altri casi.

Nulla vieta però di adottarlo anche al di sotto di queste soglie.

Contabilità ordinaria: cosa comporta

Adottare un regime di contabilità ordinaria pone obblighi precisi dal lato della contabilità. L’imprenditore è infatti obbligato alla tenuta di:

  • libro giornale, dove sono annotate tutte le operazioni svolte suddivise per giorno,
  • libro degli inventari, che racchiude l’elencazione e la relativa valutazione delle attività e delle passività dell’impresa,
  • registri Iva che si compone di registro Iva acquisti, vendite, corrispettivi (eventuale),
  • libro mastro, che contiene i mastri di conto
  • scritture ausiliarie, tra le quali rivestono un ruolo preminente la contabilità di magazzino dove vengono individuate le movimentazioni in entrata e in uscita dal magazzino.

La determinazione del reddito.

Adottando il regime di contabilità ordinaria al termine dell’anno verrà redatto il bilancio d’esercizio, il documento cardine dal quale dipendono le sorti dell’impresa, che deve essere depositato presso il Registro delle imprese per le società di capitali.

Il bilancio d’esercizio è disciplinato dagli artt. 2423 e successivi del Codice Civile ed è composto da quattro documenti:

  • Stato patrimoniale, dove si da conto dell’ammontare del patrimonio e del capitale della società variati nel corso dell’anno;
  • Conto economico, sintetizza l’ammontare di costi e ricavi sopportati nel corso dell’anno, dal quale emerge l’utile o la perdita di esercizio;
  • rendiconto finanziario, indica le movimentazioni dei flussi finanziari che sono intervenute nel corso dell’anno;
  • nota integrativa, la descrizione delle grandezze espresse negli altri documenti.

A partire poi dall’utile o la perdita di esercizio, si procede poi alla determinazione del carico fiscale per l’anno di riferimento, apportando delle modifiche in aumento o in diminuzione del risultato di bilancio, in base alle disposizioni contenute nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) DPR 22 dicembre 1986 n. 917.

Contabilità ordinaria vs regime forfettario.

Appare evidente che, nonostante il regime di contabilità ordinaria comporti degli obblighi dal punto di vista contabile, questo consenta alle realtà che lo applicano la possibilità di abbattere i ricavi della propria impresa con i costi sopportati nel corso dell’anno.

Vi chiedo ora di non soffermarvi al mero aspetto di risparmio (eventuale) di imposte, dovuto all’abbattimento dei ricavi con i costi, ma di considerare il tutto in un’ottica più ampia: l’impresa nel corso della sua esistenza entra in contatto con migliaia di operatori esterni ad essa, quelli che nel linguaggio economico vengono chiamati portatori di interessi, di diversa tipologia: finanziatori, fornitori, lavoratori dipendenti o aspiranti tali, istituzioni pubbliche…

Nel momento in cui l’azienda entra in contatto con un nuovo portatore di interesse, come si presenta? Con un prospetto costi ricavi, elaborato con un foglio di calcolo? Oppure con un bilancio, anche micro?

Vero è che il regime forfettario consente un risparmio di imposta non indifferente, soprattutto nei primi anni di attività, è vero che se non si adotta il regime forfettario si va incontro a tutte le imposte del caso (Irpef/Ires, Irap, eventualmente Iva se fortunatamente si è incassato più di quanto venduto) ma è anche vero che un’azienda che punta ad ottenere solo un risparmio d’imposta, precludendosi la possibilità di crescita adottando il regime forfettario non è destinata ad andare avanti a lungo. Perché parlo di preclusione di crescita? Di questo ne parliamo la prossima settimana!

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